Il Pronto Soccorso dell’Ospedale ed il silenzio dei Sindacati, dei Politici e delle Associazioni

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C’era un tempo nel quale il Sindacato si poneva come portatore dei diritti dei propri iscritti e del Cittadino in particolare se Utente dei Servizi Pubblici. Bei Tempi …
C’era un tempo nel quale le Associazioni di Difesa e Tutela dei Diritti facevano sentire la loro voce in veste ed in quanto portatrici degli interessi generali degli Utenti. Bei tempi…
C’era un tempo nel quale i cosiddetti Politici erano presenti nelle dinamiche sanitarie e sociali aretine. Grandi discussioni pubbliche, Consigli Comunali aperti ai Cittadini ecc. Bei tempi…
Oggi si vive una stagione di pericolosa rassegnazione e si assiste a certi eventi come se fossero ineludibili. Resta il ricorso alla Magistratura come se essa fosse più o meno consapevolmente l’ultimo baluardo della democrazia. “Mala tempora currunt”
Ho letto nel Sito di due Comitati Cittadini un articolo dal Titolo “Benvenuti all’inferno del Pronto Soccorso”. Facendo una rapida ricerca ho constatato che tale articolo è stato pubblicato anche nel sito di Arezzo-Notizie a firma di Giuseppe R. Non vi sono state smentite né minacce di querela il che fa pensare che quanto scritto rappresenti il vero.
Il Pronto Soccorso citato è quello dell’Ospedale San Donato. Sono contenute in quell’articolo tali situazioni e tali inconcepibili livelli assistenziali (neppure degni dell’ex terzo mondo) da far rabbrividire ed incazzare anche il più mite degli esseri umani. Eppure tutto è passato sotto silenzio. Sì, “mala tempora currunt”!
Confidare sull’Assessore Rossi è sostanzialmente inutile. La Sua abilità Politica e di grande Affabulatore è inversamente proporzionale alla capacità di realizzazione delle Sue idee. Troppo impegnato ad uscire dal caos dei quattro Ospedali Regionali che (in circa dieci anni) non sono stati ancora cantierati e che sono stati in compenso oggetto di numerose cause civili e penali. Troppo impegnato nell’Area Vasta che in cinque anni non è riuscita neppure nella centralizzazione della Logistica. Troppo impegnato a Legiferare creando incredibili difficoltà organizzative e gestionali.
Confidare sul Sindaco Fanfani. In un’altra epoca sarebbe bastato, oggi è (forse)troppo isolato. Ci sono voluti sei mesi perché ottenesse un documento di sostegno nel Consiglio Comunale. Meglio che niente…
Confidare nelle OO. SS. e nelle Associazioni dei Cittadini sarebbe cosa buona anche se ad oggi… brillano per il loro silenzio imposto o voluto dire non sò. Se escludiamo i Comitati che resta?Confidare nei NAS e nella Magistratura. Confidare ne “le Iene” e “Striscia la Notizia”. Come siamo ridotti male!

Arezzo 24.02.2009 dr Giuseppe Ricci

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In un incontro ben organizzato ed affollato, sabato 21 febbraio 2009 in Valdarno presso l’ospedale della Gruccia si svolto un incontro dibattito sulla sanità aretina e la realtà della zona valdarno.

L’incontro è stato diretto da F. Roggiolani, presidente della IV commissione sanità della Regione Toscana con il contributo del sindaco Testi, presidente per la zona valdarno della Conferenza dei sindaci e dai dirigenti dell’azienda ASL8 il Dott. M. Gialli (direttore del presidio ospedaliero valdarnese) e la dr.ssa A.Domenichelli direttore della zona distretto valdarno aretino.

Dopo i saluti del presidente Roggiolani il sindaco Testi ha introdotto le problematiche, le più evidenti, tra cui la evidente riduzione dell’ integrazione territorio ospedale con la speranza delle recenti riforme possano ridurre i disagi dei cittadini in particolare delle fasce più deboli, terzo età, e dei fragili. Ha denunciato altresì la ridotta possibilità di partecipazione alla programmazione dei livelli dei servizi ai vari livelli, quelli di prevenzione, di assistenza sul territorio cosi come quella delle caratteristiche dei servizi ospedalieri di vallata. Manifestando le perplessità sulla situazione generale ha auspicato che si possa il prima possibile prevedere ed attuare il Piano Attuativo Locale, strumento indispensabile alla programmazione e allo sviluppo dei servizi sanitari.

Dopo l’intervento del direttore della zona distretto e del Presidio Valdarnese, che hanno esposto gli obiettivi previsti nel Piano sanitario regionale 2008-2010 si è aperto il confronto tra i cittadini presenti e i rappresentanti di associazioni con le Istituzioni Locali e regionali.

Dopo le numerose denunce di disservizi, sui ridotti livelli assistenziali, delle ridotte prestazioni erogate presso il presidio ospedaliero della Gruccia, nelle unità operative e al pronto soccorso, che ad oggi affliggono la realtà della vallata sono state fatte considerazioni e sollevate perplessità, sopratutto da operatori di settore, sullo sviluppo del sistema che hanno creato fra i presenti ancora di più la convinzione del rischio che la sanità pubblica possa prossimamente non essere più capace di dare sicurezza e qualità di risposta ai bisogni.

 

Massimo Ceccherini, presidente del Comitato Casentinese per la Salute in Montagna ha portato il saluto ai cittadini e agli amici del Valdarno, e come coordinatore dei Comitati della provincia di Arezzo, anche del Comitato per la Salute Arezzo testimoniando che le problematiche in materia di sanità sono comuni in tutta la provincia.

 

 

Nell’occasione ha annunciato che in Casentino come ad Arezzo i cittadini si sono organizzati per diventare attori ed entrare in scena a tutela e a difesa del diritto alla salute e dei servizi sanitari.

Dopo aver tracciato l’esperienza dei comitati ha concluso affermando che solo con un impegno diretto e partecipato della Gente sarà possibile testimoniare sulle deficienze e i disagi che i cittadini subiscono nelle erogazioni dei servizi in Valdarno come nel resto della provincia. Sarà solo con la partecipazione,, che sarà possibile intervenire sulle istituzioni e sulla politica affinché si possa recuperare, con il confronto continuo e il dialogo, quei livelli assistenziali e di accessibilità alle cure che tutti i cittadini della provincia hanno diritto.

Montevarchi, 21 febbraio 2009

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L’atto di indirizzo sulla sanità

Il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità, con 23 voti favorevoli, un atto di indirizzo del Consigliere Comunale Giovanni Pelini (Partito Socialista) che ha portato l’intera assemblea a schierarsi dalla parte del Sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani e a sostenere la sua battaglia politica sulla sanità aretina, dove le risorse finanziarie, organizzative e professionali siano protese a garantire una risposta congrua, efficace e sostenibile a difesa dei diritti dei cittadini nella nostra zona socio-sanitaria.
“L’atto di indirizzo – ha sostenuto Pelini – ha l’intento di condizionare i futuri contenuti del PAL (Piano attuativo locale) sanitario. Le condizioni di difficoltà socio-economiche attuali, in particolare per le fasce più deboli della nostra comunità, e quelle specifiche di Arezzo, rendono sempre più urgente superare la recente fase di inadeguata risposta ai bisogni reali della popolazione, con la continua crescita delle liste di attesa in ospedale e in molti altri servizi e l’insufficiente utilizzo delle potenzialità del nostro ospedale e di tutta la rete delle strutture accreditate operanti sinergicamente all’interno del servizio pubblico. L’auspicio è che il Sindaco svolga un ruolo fortemente attivo in questa fase di definizione del PAL e che nel momento della sua stesura le ragioni e le esigenze del Comune capoluogo siano tenute nella debita considerazione, specialmente dalla Regione Toscana che non può pensare di operare secondo la sola logica dei tagli”.
Per l’opposizione, Rossella Angiolini e Pier Luigi Rossi (FI verso il Pdl) hanno sostenuto di “considerare la votazione su questo atto di indirizzo, che da parte di Forza Italia sarà favorevole, propedeutica al Consiglio Comunale aperto sulla sanità che abbiamo chiesto e che auspichiamo di vedere all’ordine del giorno nel mese di marzo. L’atmosfera che si respira dentro gli ambienti della Asl 8, che non è sereno per il personale medico-ospedaliero, l’eccessiva burocratizzazione e centralismo regionali in materia e un pronto soccorso simile a un girone dantesco, rendono la sanità spesso un disservizio per il cittadino”.
Nella replica successiva al dibattito Giovanni Pelini ha ribadito che “l’annunciata unanimità del voto è importante perché rafforza il Sindaco in una battaglia che ha intrapreso da tempo a difesa della città e rende il Consiglio Comunale autorevole in un argomento dove resta necessario il confronto”.
Ufficio Stampa Comune di Arezzo
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Dr. F.Roggiolani    –   Presidente M.Ceccherini 

In recente incontro il Direttivo del Comitato Casentinese per la salute in Montagna ha incontrato il presidente della IV Commissione sanità della regione Toscana.

Il Dr F.Roggiolani si è confrontato con M.Ceccherini e i membri del comitato sulle problematiche e sui bisogni di salute della vallata ed ha ascoltato le preuccupazioni e le riflessioni che recentemente hanno creato non poche perplessità fra la gente del Casentino.

Dopo aver esposto i principi e le finalità delle iniziative regionali in materia di politica sanitaria si è condiviso un percorso comune al fine di promuovere, quello che da tempo era in animo nel comitato, la organizzazione di una giornata di lavori per un convegno e una tavola rotonda.

L’occasione permetterà di confrontare la realtà attuale dei servizi nella valle con il piano sanitario regionale, le esperienze e la letteratura in materia di organizzazione ospedaliera, dei servizi di emergenza e soccorso sanitario e di organizzazione territoriale al fine di individuare un modello integrato che unisca territorio/ospedale nel rispetto dei principi piano sanitario regionale ma che possa individuare quelle specificità e quelle peculiarità legate al territorio, alla sua conformazione alla sua distribuzione demografica ed ad altro che rendono il casentino una realtà montana.

Il “progetto montagna” che scaturirà dai lavori permetterà a chi ha l’onere di programmare e di erogare i servizi e che si trova ad operare in un’area territorialmente critica per tutta una serie di ragioni, quali vastità, viabilità, eterogeneità della tipologia di popolazione (e quindi ampia diversificazioni nelle esigenze degli utenti), risorse, strutture e servizi. di riflettere per un riorganizzazione di modello che possa rispondere all’esigenza di fornire al territorio risposte capillari, complete e integrate.

Nell’incontro si altresì condiviso che è partendo dai reali bisogni sanitari della popolazione della valle che occorre calibrare obiettivi sostenibili e misurabili nell’erogazione di un’offerta sanitaria che deve rispondere “in primis” alle esigenze rilevate e che le priorità nelle scelte e nelle decisioni volte ad impegnare risorse umane e materiali secondo una “mission” possano essere condivise e partecipate, mettendo così il cittadino in grado di usufruire a pieno dei servizi.

Con il comune impegno di tutelare la salute si è individuato un metodo di lavoro che porterà nel mese di marzo all’organizzazione dell’evento, con la speranza di tutti i promotori e della Gente del casentino di un pieno coinvolgimento degli enti e delle figure preposte a garanzia della salute, dei servizi e dei livelli assistenziali.

Bibbiena, 13 febbraio 2009 

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Un sistema sanitario in rete può funzionare.

La rete dei servizi deve essere organizzata a maglie fitte e deve essere integra.

Se la rete è a maglia larga e peggio ancora “bucata” il suo funzionamento è compromesso e del tutto inefficace.

La rete degli ospedali e dei servizi di pronto soccorso prevede che gli ospedali di zona, di periferia, come quello del nostro Casentino abbia come riferimento il pronto soccorso dell’ospedale provinciale, il S.Donato di Arezzo, a garanzia di di continuità delle prestazioni

Conosciamo bene i limiti logistici ed operativi del pronto soccorso del nostro Ospedale, conosciamo bene le problematiche di collegamento con l’ospedale di Arezzo e quelli con gli ospedali di alta specialità di area Vasta o Regionali.

Le preuccupazioni crescono quando nella nostra valle montana arrivano notizie e racconti sulla situazione e sulle difficoltà esistenti in quei Ospedali che dovrebbero garantire risposte in modo continuo e di qualità.

Ecco cosà si rileva e si prova per un BISOGNO a rivolgersi direttamente o trasportato in ambulanza al pronto soccorso di un ospedale, sede di un Dipartimento di Emergenza, cosi come ci informa il “Comitato per la salute di Arezzo”  COSAR.

Arezzo – Una giornata all’interno del reparto più caldo dell’ospedale per una colica renale    
L’esercito di malati è pronto a sbarcare al pronto soccorso. A fronteggiare la prima ondata c’è una sola vedetta vestita di azzurro. È l’infermiere addetto al triage, ovvero colui che dovrebbe dare le prime indicazioni alla gente, rassicurarla, accoglierla nel reparto.

Una piccola diga per contenere l’enorme ansia della gente, che il più delle volte  tracima facendo sbottare anche i volontari. La sala d’attesa è stracolma. Un tabellone, lascia intravedere le urgenze che arrivano con le ambulanze. I dati vengono raccolti dietro lo stesso bancone a cui la gente si rivolge appena entrata. Una signora si avvicina all’accoglienza dicendo di avere male alla gamba. «Il dolore le si irradia lungo l’arto?»  le chiede nervosamente l’infermiera del triage.  «No» risponde la donna. « Bene, allora puo’ aspettare». «Quanto?». Fino a quando ha pazienza signora.

Al  massimo va a casa e torna domani. Guardi quanta gente». Non tutti i dolori hanno il segno dell’emergenza.
Quando si conquista la chiamata e si arriva in sala visita la visione è impressionante, degna di un moderno lazzaretto. Dodici lettighe posizionate in più atri divisi da tende volanti. Pazienti con flebo e medicamenti vari, distesi in attesa, spesso vestiti a metà, alla vista di tutti. Una situazione che dovrebbe essere temporanea, invece ci sono persone che lì ci stanno da molto e di là nella altre stanze dal giorno prima. Le borse per terra, senza un armadietto, senza privacy, senza quella dignità che un malato merita. Luci, voci a volte grida. Riposare è impossibile. Si aspetta una risposta ad un problema tra i lamenti e la gente che vomita. Non c’è lo spazio necessario e qualcuno è anche in piedi o seduto sconsolato su una sedia a rotelle. 
La signora del letto vicino ha il potassio a 6.7. La comunicazione viene annunciata a tutti i presenti ed io sono contento per lei.

Un uomo, uno straniero, si aggira con un pappagallo pieno di pipì dribblando la gente e versando il contenuto in una tanica a fianco del suo letto. Due operai fanno la necessaria manutenzione, sempre urgente, a pochi metri da un paziente che dorme, forse. Sporco e rumore in un luogo dove ci dovrebbe essere silenzio e igiene.

«Lo so, sua madre dovrebbe essere ricoverata in reparto, ma non ci sono posti»  dice sconsolata  una dottoressa, mi dispiace so di crearle disagio “ma devo”, per garantirgli adeguate cure, trasferirla in un altro ospedale, vedrà si troverà bene. 

Medici e infermieri si danno da fare, ma sono sommersi dalle richieste. La gente quando ha a che fare con la salute ha bisogno di rassicurazioni e di  attenzione. Invece al pronto soccorso si respira tensione, stanchezza, insofferenza  e soprattutto un senso di inadeguatezza.

Mi chiedo, questo è un ospedale grande, un’opera segno di efficienza in campo sanitario.  Eppure lì tutto sa di precario, come la stessa vita di quei pazienti che aspettano in condizioni inaccettabili. I cartelli sono scritti su carta, infilati in una busta di plastica e attaccati con lo scotch alle porte….

Un uomo distinto, capelli bianchi e un aspetto che ricorda l’Avvocato Agnelli, vuole farsi la barba al bagno.   
Di chi è questa flebo? urla un’infermiera. «Il signore se ne è andato» gli risponde un’altra. Forse era stanco di aspettare che qualcuno gliela attaccasse.

Benvenuti all’inferno del pronto soccorso.