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AREZZO – Una sala gremita come in poche altre occasioni, quella della storica sede della Misericordia di Arezzo, per l’incontro fra i volontari che operano sulle ambulanze del 118 e la dirigenza della Asl di Arezzo.
Un appuntamento fortemente voluto dai dirigenti delle Misericordie di Arezzo, Subbiano e Monte San Savino, dall’Anpas (Croce Bianca), dalla Croce Rossa Italiana e dai vertici aziendali, guidati per l’occasione dal Direttore Generale Enrico Desideri.
Pochi in borghese. tanti invece nelle loro colorate divise, fianco a fianco, medici, infermieri e soprattutto volontari abilitati al servizio sulle ambulanze del 118. Fianco a fianco come lo sono ogni giorno e ogni notte sulle nostre strade per garantire al meglio un servizio di emergenza che subisce nel tempo continui cambiamenti. Il volontariato – la Regione Toscana ha approvato una legge apposita che riconosce questo profilo – è un pilastro fondamentale del servizio 118 e dell’emergenza. Per questo, il suo coinvolgimento pieno nelle fasi decisionali e in quelle operative è essenziale. “Il coordinamento di una attività così complessa e delicata – è stato ricordato – per funzionare ha bisogno di regole chiare, di protocolli, ma soprattutto di conoscenza e condivisione delle scelte.”

L’ultima novità introdotta nel servizio 118 si chiama auto medica. Una innovazione che ha comportato anche una redistribuzione del personale sanitario nei diversi punti territoriali di soccorso. Così a 40 giorni dall’entrata in funzione dell’automedica e dalla conseguente modifica organizzativa, era opportuno compiere una valutazione complessiva assieme a coloro che queste modifiche le vivono quotidianamente.

E’ stato il direttore della centrale 118 della Asl, Massimo Mandò, ad illustrare i dati, riferiti all’area aretina (Arezzo e i comuni di Subbiano, Capolona, Castiglion Fibocchi, Civitella e Monte San Savino) che conta quasi 140.00 abitanti.

L’attesa maggiore era per comprendere come l’introduzione dell’automedica avrebbe modificato il servizio, con quale appropriatezza, con quali vantaggi (o svantaggi) per l’utenza. Va ricordato che sull’automedica l’equipaggio è il più qualificato che si possa pensare: un medico e un infermiere dell’emergenza, e che per questo si muove proprio per i casi più importanti.

I dati di attività
In 40 giorni l’automedica ha compiuto 347 missioni, di cui 210 per codici rossi, 124 per codici gialli, 11 che sono risultati poi essere codici verdi (2 le missioni annullate dopo la partenza). In 283 casi la automedica ha avuto il supporto di una ambulanza Blsd (equipaggiata con volontari abilitati), per il trasporto del paziente in ospedale. Ecco, questo è forse il risultato più importante ed evidente che conferma ad una prima analisi la bontà della scelta compiuta. L’automedica utilizzata solo per casi importanti; l’ambulanza utilizzata per il suo giusto scopo: il trasporto in ospedale di pazienti stabilizzati e comunque con personale qualificato. Un concetto chiaro a tutti i volontari presenti alla riunione di ieri, apprezzato e provato direttamente nel corso dei propri servizi.

L’automedica è riuscita in molti casi, proprio per la strutturazione del servizio, ad effettuare nella stessa ora anche due o tre interventi: possibilità dapprima impensabile ,quando una gran parte del tempo veniva impiegato nelle operazione di trasferimento dei pazienti, adesso integralmente affidata ai volontari formati che si trovano sulle ambulanze con la sigla BLSD.

L’assemblea di ieri, che certamente sarà calendarizzata come un appuntamento fisso nel tempo, è stata anche occasione per un aperto scambio di opinioni e di chiarimenti. Un confronto sicuramente utile per i dirigenti della Asl, per conoscere le problematiche che i volontari incontrano e per migliorare la qualità del servizio offerto. Oltre che di emergenza, sulla quale c’è stato un unanime consento e soddisfazione, si sono affrontati i temi legati ai servizi ordinari di ambulanza, come i trasferimenti dei pazienti fra ospedali o fra ospedali e abitazioni.